Elegante e spaziosa camera doppia, con possibilità di aggiungere un terzo letto. Dispone di un vano guardaroba e di bagno privato interno.
Quando si dice che gli uomini con un po' di p...olso lasciano il segno!
La notizia dell'arrivo delle truppe napoleoniche a Bologna provocò uno degli equivoci che ancora oggi confondono molti bolognesi: la statua che si affaccia su Piazza Maggiore raffigura San Petronio oppure Papa Gregorio XIII?
La città era molto fiera del suo Papa bolognese, Gregorio XIII, passato alla storia soprattutto per la riforma del calendario che ancora oggi utilizziamo. La sua statua, collocata nel 1580 sulla facciata di Palazzo d'Accursio, benediceva la piazza dall'alto.
Ma nel 1796 arrivarono i francesi e, con loro, il timore che la statua del pontefice potesse essere distrutta.
I bolognesi pensarono allora a una soluzione ingegnosa: trasformare il Papa in San Petronio!
La tiara pontificia fu sostituita con una mitra vescovile, venne aggiunto un pastorale e comparve un'iscrizione dedicata al patrono della città. Un travestimento riuscito così bene che la statua conservò le nuove sembianze per quasi un secolo.
Soltanto nel 1895 furono rimossi gli ornamenti aggiunti.
Eppure, ancora oggi, c'è chi guarda quella figura sopra l'ingresso di Palazzo d'Accursio ed è convinto di vedere San Petronio, nonostante una statua del vero patrono si trovi proprio ai piedi delle Due Torri!
Ma Napoleone a Bologna non lasciò soltanto questo curioso equivoco.
Nel 1805 Bonaparte visitò la città e, durante una cavalcata sul colle dell'Osservanza, rimase colpito dal panorama che si apriva davanti ai suoi occhi.
Secondo la tradizione, l'entusiasmo dell'imperatore spinse il suo ministro bolognese Antonio Aldini a far costruire, proprio su quel colle, una grande villa neoclassica destinata a celebrare la presenza napoleonica.
Nacque così Villa Aldini, la cui imponente facciata, con colonne e frontone da tempio antico, domina ancora oggi il paesaggio collinare. Stendhal la ammirò al punto da considerarla, da molti punti della città, una gioia per gli occhi.
Napoleone non la vide completata: i lavori iniziarono nel 1811 e furono interrotti dopo la caduta dell'Impero.
Ma l'impronta francese sulla città andò ben oltre la costruzione di una villa.
All'epoca Bologna faceva parte dello Stato Pontificio ed era una città profondamente segnata dalla presenza religiosa. Con l'arrivo dei francesi, numerosi ordini vennero soppressi e i loro beni confiscati o venduti per finanziare la nuova amministrazione.
Conventi e monasteri cambiarono destinazione: alcuni divennero uffici pubblici, scuole, tribunali, ospedali o caserme; altri furono acquistati da privati e trasformati in residenze.
Uno degli esempi più curiosi è quello di Palazzo Martinetti, in via San Vitale.
L'architetto Giovanni Battista Martinetti acquistò parte di un antico complesso monastico e lo trasformò in una dimora straordinaria, con un giardino all'inglese ricco di statue, fontane, colonne e tempietti. Perfino la cripta romanica della chiesa dei Santi Vitale e Agricola fu trasformata in una grotta artificiale!
Il palazzo divenne celebre grazie a Cornelia Rossi Martinetti, moglie dell'architetto, che vi animò uno dei salotti culturali più frequentati dell'epoca. Tra i suoi ospiti si ricordano Foscolo, Canova, Stendhal e Leopardi.
Di quel giardino, conosciuto come Orto delle Esperidi, oggi non rimane l'originario splendore.
Anche l'Università cambiò casa. Nel 1803 abbandonò il centralissimo Archiginnasio per trasferirsi a Palazzo Poggi, in via Zamboni, contribuendo a creare il nuovo quartiere universitario che conosciamo ancora oggi.
E se volete riconoscere un altro segno della Bologna napoleonica, basta fare una passeggiata alla Montagnola.
Fu proprio Giovanni Battista Martinetti a ridisegnarne i giardini secondo modelli francesi, con viali geometrici, passeggiate circolari e alberature ordinate. Un nuovo modo di concepire il verde pubblico, non più soltanto come spazio da attraversare, ma come luogo dove passeggiare e incontrarsi.
Anche i percorsi alberati lungo le mura furono oggetto di progetti di riqualificazione, anticipando quella trasformazione della città che avrebbe assunto forme nuove nei decenni successivi.
A poca distanza dalla Montagnola, nel 1810, nacque anche l'Arena del Sole. Fu un commerciante, Pietro Bonini, a realizzare nell'area di un ex convento un teatro all'aperto destinato agli spettacoli popolari: un'altra testimonianza di come gli spazi religiosi potessero assumere una vita completamente diversa.
Ma la Bologna napoleonica non si fermava alle mura.
Alla Certosa, il monastero dei certosini, soppresso durante il periodo francese, fu trasformato nel 1801 nel grande cimitero cittadino. Oggi è uno dei luoghi monumentali più suggestivi di Bologna, dove arte e memoria si intrecciano lungo chiostri e gallerie.
E spingendosi ancora più lontano, fino a Zola Predosa, si incontra Palazzo Albergati.
Nel 1805 fu elaborato un grandioso progetto per trasformare questa residenza seicentesca in una villa reale destinata a Napoleone, con nuovi edifici e un parco scenografico. Il progetto rimase sulla carta, ma i disegni testimoniano le ambizioni di un'epoca che voleva ridisegnare anche il paesaggio.
Insomma, Napoleone a Bologna passò, ma le trasformazioni avviate durante il periodo francese sono ancora ben presenti nella città di oggi.
E pensare che tutto questo racconto è cominciato da un Papa travestito da Santo!