Indipendente e riservato monolocale per due persone, con angolo cottura e accesso dal giardino. Dispone di guardaroba ed un ampio bagno privato.
Quelli che la notte se la mangiavano
A Bologna c'è una parola bellissima, che da sola racconta un'intera epoca: biasanòt.
Sapete cosa significa?
Letteralmente, quello che mastica la notte.
Perché in dialetto bolognese biasèr vuol dire masticare, biascicare.
E i biasanòt erano proprio quelli che la notte se la masticavano tutta, un pezzetto alla volta, fino a quando non arrivava il mattino.
Insomma, quelli che non andavano mai a letto!
Ma attenzione, non immaginatevi soltanto dei gran bevitori che passavano da un'osteria all'altra.
Certo, il vino non mancava mai. Ma c'erano anche musicisti, scrittori, giornalisti, professori, artisti e una bella quantità di personaggi che avevano sempre qualcosa da raccontare.
E soprattutto da discutere.
Perché a Bologna, quando si comincia una discussione, non è mica detto che la si finisca nella stessa giornata!
Una Bologna che non andava mai a letto
Siamo negli anni del dopoguerra, quando le osterie erano il ritrovo di compagnie che si incontravano per parlare, giocare a carte, cantare e stare insieme.
C'era chi arrivava dopo il lavoro, chi dopo aver suonato in qualche locale e chi, probabilmente, era lì dal pomeriggio.
Si discuteva di politica, di musica, di donne, di calcio.
E magari si litigava per una partita a carte, salvo poi ricominciare tutto davanti a un altro bicchiere.
Tra i biasanòt più celebri ci furono Francesco Guccini, Lucio Dalla, Jimmy Villotti e tanti altri protagonisti della vita culturale bolognese.
Ma non pensate a una compagnia di artisti famosi che si dava appuntamento per farsi vedere.
Molti, allora, famosi non lo erano ancora.
Erano ragazzi e uomini che avevano voglia di suonare, raccontare, ridere e, soprattutto, non tornare a casa.
Da Vito: quando neanche la campana bastava
Una delle osterie più famose di quella Bologna era la trattoria Da Vito, in via Musolesi (tutt'ora esistente).
Qui si ritrovavano musicisti, artisti e personaggi di ogni genere.
Tra i frequentatori c'erano anche Guccini e Dalla, che amavano giocare a tarocchino bolognese.
E quando cominciavano, non finivano più.
Si racconta che arrivassero tranquillamente alle quattro del mattino.
A quel punto Vito, il proprietario, suonava una campana.
Era il segnale: basta, tutti a casa!
E loro, ubbidienti, uscivano.
Peccato che qualche volta facessero il giro dell'edificio, rientrassero dalla porta sul retro e ricominciassero a giocare!
Alla fine doveva intervenire Rosina, la moglie di Vito, che verso le cinque o le sei del mattino li mandava via sul serio.
Perché va bene la cultura, va bene la musica, va bene l'amicizia...
Ma a un certo punto qualcuno dovrà pur dormire!
Pare che Vito, in certe occasioni, arrivasse perfino a lasciare le chiavi dell'osteria a Guccini, perché chiudesse lui quando aveva finito.
Una bella dimostrazione di fiducia.
O forse Vito aveva semplicemente capito che aspettare quei signori era tempo perso!
L'Osteria delle Dame e le notti in musica
Un altro luogo entrato nella storia fu l'Osteria delle Dame, aperta nel 1970 da Francesco Guccini insieme a padre Michele Casali.
Un'osteria particolare, dove si beveva, si chiacchierava, ma soprattutto si faceva musica.
Passavano cantautori, musicisti, attori e artisti.
Qualcuno già famoso, qualcuno che lo sarebbe diventato.
Le serate erano informali, piene di improvvisazioni, battute e canzoni.
E non era raro che una discussione cominciata davanti a un bicchiere diventasse una canzone, un racconto o magari una bella litigata.
Perché i biasanòt non erano soltanto gente che tirava tardi.
Erano persone per le quali la notte era un altro modo di vivere la città.
E poi arrivava il mattino
Oggi Bologna è cambiata.
Le vecchie osterie hanno lasciato il posto ad altri locali, le abitudini sono diverse e molte di quelle compagnie non ci sono più.
Ma lo spirito del biasanòt, quello, ogni tanto si incontra ancora.
È quello che dice: «Beviamo l'ultimo e andiamo».
Poi ne arriva un altro.
E un altro ancora.
Non perché abbia particolarmente sete.
Ma perché c'è ancora una storia da raccontare, una risata da fare, una discussione da finire.
E quando finalmente esce, trova il fornaio che sta aprendo.
Lui va a dormire. Gli altri si stanno alzando.
Ed è a questi instancabili masticatori di notti bolognesi che abbiamo dedicato il nostro monolocale Biasanot.
Che, guarda caso, ha anche un ingresso indipendente dal giardino.
Così, se fate tardi, almeno non svegliate nessuno!